{"id":2564,"date":"2018-09-21T19:04:04","date_gmt":"2018-09-21T17:04:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.antoniocorbo.it\/?page_id=2564"},"modified":"2018-09-21T19:08:15","modified_gmt":"2018-09-21T17:08:15","slug":"alessandro-masi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.antoniocorbo.it\/en\/alessandro-masi\/","title":{"rendered":"Alessandro Masi"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; fullwidth=&#8221;on&#8221; custom_padding_last_edited=&#8221;on|desktop&#8221; _builder_version=&#8221;3.15&#8243; background_color=&#8221;#ffffff&#8221; background_image=&#8221;http:\/\/www.antoniocorbo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/saggi-bg.jpg&#8221; custom_padding_tablet=&#8221;50px|0|50px|0&#8243; transparent_background=&#8221;off&#8221; padding_mobile=&#8221;off&#8221;][et_pb_fullwidth_header title=&#8221;Saggi critici&#8221; admin_label=&#8221;Titolo saggi critici&#8221; _builder_version=&#8221;3.15&#8243; title_font_size=&#8221;46px&#8221; background_color=&#8221;#9e9e9e&#8221; background_image=&#8221;https:\/\/www.antoniocorbo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/saggi-bg.jpg&#8221;][\/et_pb_fullwidth_header][\/et_pb_section][et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;3.15&#8243; background_color=&#8221;#404040&#8243;][et_pb_row _builder_version=&#8221;3.0.48&#8243; background_size=&#8221;initial&#8221; background_position=&#8221;top_left&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;3.0.47&#8243; parallax=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;3.15&#8243;]<\/p>\n<h3 class=\"p1\"><b>Antonio Corbo, il fantastico visionario<\/b><\/h3>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Nella terra della pittura fioriscono piante sempre inaspettate. In quella del pittore <b>Antonio Corbo<\/b>, molisano di nascita e universale per vocazione, sono apparsi quelli pi\u00f9 rigogliosi e straordinari come frutti capaci di rigenerare la luce immota dello spazio infinito e di immobilizzare lo scorrere del tempo. Un\u2019antinomia questa mai in contrasto con se stessa ma che prelude invece la sistematizzazione della ragione. Mi spiego meglio. La pittura di <b>Antonio Corbo<\/b> non raffigura la scena, non racconta una storia, ma \u00e8 essa stessa storia e scena raffigurata che si coglie nell\u2019attimo in cui si osserva, in cui si d\u00e0. In quelle forme e in quelle storie non c\u2019\u00e8 un prima n\u00e9 un dopo, ma tutto accade perch\u00e9 \u00e8, esiste e palpita in una folgore di forma-colore, di luce-colore, di tempo-colore. E\u2019 il tempo <b>heideggeriano<\/b> dell\u2019esserci, del <b>Daisen<\/b>, del dove tutto precipita nel percorso epifanico dell\u2019apparire in quanto tutto \u00e8 fenomeno del tutto. Non saprei dire quanta meditazione vi sia in ci\u00f2 che <b>Antonio Corbo <\/b>fa per raggiungere la pittura, ma certo \u00e8 che la pittura si lascia volentieri catturare dai suoi quadri. Una pittura di visione che accorpa macro e micro storie come in una cosmogonia <b>calviniana<\/b>, quasi fosse un pulviscolo di materia decomposta e rarefatta, una sabbia primordiale, polvere di stelle, materia sbriciolata di astri vaganti nello spazio siderale, desiderosa di essere rappresa nella periferia di una tela. Dinnanzi a essa lo spettatore non si chiede cosa significhi, ma da dove viene e dove va tutta quella massa bituminosa di colore che avanza per composto sinfonico in un crescendo <b>wagneriano<\/b>. Romantico? No, <b>Antonio Corbo<\/b> \u00e8 semplicemente un visionario, un fantastico visionario intrappolato nella gioia della rappresentazione che si fa e si disfa, che ora \u00e8 pi\u00f9 e ora meno orizzonte di uno scenario mutevole come \u00e8 cangiante il pensiero che la sottende. La pittura per <b>Antonio Corbo<\/b> \u00e8 il mestiere del vedere prima che del pensare, la potenza \u00e8 nell\u2019occhio di chi guarda prima ancora che nella mente di chi osserva. Tuttavia essere visionario non vuol dire necessariamente essere irrazionale, bens\u00ec usare la ragione in maniera differente, piegarla ad altro esercizio che non sia soltanto quello logico-deduttivo. Per questo <b>Antonio Corbo<\/b> \u00e8 anche poeta. Egli utilizza la scrittura come protesi in avanti della pittura, intingendo la mano nell\u2019altrove altrimenti indicibile, inzuppandola oltre il confine dell\u2019inesprimibile tragico quotidiano, per dirla alla <b>De Chirico<\/b>.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">La sua origine non lo distingue, ma lo costringe all\u2019esodo. La terra degli <b>Scarano<\/b> e dei <b>Trivisonno<\/b> e perfino dello scandaloso e fascinoso <b>Gino Marotta<\/b>, tutti grandi artisti molisani del XX secolo, \u00e8 il territorio dei suoi incubi dai quali vorrebbe staccarsi, ma dai quali viene risucchiato. E\u2019 il legame forte di un sentimento del tempo (<b>Ungaretti<\/b>) che non scioglie mai il canto della sua terra. E\u2019 quell\u2019eclissarsi di una Ragione dalla Ragione per darsi alle ragioni della non Ragione e, dunque, della visione.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><b>Alessandro Masi<\/b><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio Corbo, il fantastico visionario Nella terra della pittura fioriscono piante sempre inaspettate. 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